Tale e quale - Luciano De Crescenzo

Tra illusione e realtà: “Tale e quale” di Luciano De Crescenzo e il disturbo da fantasia compulsiva o MDD (Maladaptive DayDreaming)

Il breve romanzo “Tale e quale” di Luciano De Crescenzo, edito per la prima volta da Mondadori nel 2001, narra la storia di un uomo, Luciano De Crescenzo, che scopre casualmente che all’interno della propria casa esiste una stanza segreta all’interno della quale avviene un fenomeno tanto strano quanto fantastico: il tempo non scorre. Questa consapevolezza si presenta mediante l’incontro, avvenuto nella medesima stanza, con un personaggio, identico al protagonista se non per qualche anno di età in meno, il quale si presenta come il Luciano De Crescenzo del “mondo parallelo”. 

Il sosia o come viene chiamato dal protagonista “taleequale”, una volta vista nel volto del suo doppio l’incredulità più assoluta, decide di spiegargli cosa sia il “mondo parallelo”; un mondo il cui tempo scorre più lentamente che nel mondo reale, abitato dalle controfigure, sosia, doppi degli uomini che vivono nel mondo reale.

«Nel Parallelo è tutto uguale: le uniche differenze le puoi avere nelle teste dei sosia. Ognuno di noi imita il suo prototipo anche se non sempre ne condivide le idee. Spesso infatti è costretto a comportarti contro stessi principi morali. E come se fosse un attore a cui è stato assegnata una parte: bello brutta che sia, lui quella parte la deve interpretare.»

Nel capitolo XI, intitolato “La confessione” vengono raccontate e  rese palesi al lettore le dinamiche dei fatti e da cosa siano scatenati la presenza del sosia e il mondo parallelo: l’unico motivo è lo stato della solitudine.

«Non è vero niente. Tutto quello che ho raccontato finora me lo sono inventato. Non può esistere una stanza dove non passa il tempo. Non possono esistere gli uomini copia e i mondi paralleli. La verità, purtroppo, è un’altra ed è terribile:Io sono una persona sola. Ora, per chi non avesse ancora capito, è una condizione davvero difficile da sopportare. A casa ho tantissimi libri, alcuni belli, altri bellissimi, altri addirittura indimenticabili,  ma non posso stare tutto il giorno a leggere, oppure a vedere la televisione, o a sfogliare giornali. Prima o poi, dovrò pure pensare, ed è a quel punto che cominciano i guai. Ho bisogno di esseri umani da toccare, di uomini e donne da guardare negli occhi e con i quali discutere. Di cosa? Non lo so, non è importante, però, è avere opinioni diverse. Ho bisogno di parlare, di sentire, di stringere una mano, due mani, cento mani e magari anche di litigare. Insomma, ho bisogno di comunicare.» 

Il protagonista, pur di non dover combattere contro la propria solitudine, si è creato con l’illusione, un mondo diverso e parallelo, in cui il suo ‘personaggio’ può fare ciò che lui teme di fare nella realtà, senza però discostarsi da essa; cioè mantenendo immutata la sua identità e le esperienze caratterizzanti di vita, ma variando a suo piacimento le vicende che non lo hanno soddisfatto o che teme che accadano. 

In questo libro, forse in maniera inconsapevole da parte dell’autore, si parla e viene descritto un disturbo ancora non riconosciuto dalla comunità degli psicologi, ma che ad oggi conta migliaia di persone che ne soffrono in Italia, le quali vengono chiamati “sognatori compulsivi”. Ma cos’è il Disturbo da fantasia compulsiva o MDD?

Il disturbo da fantasia compulsiva non ha a che vedere con i normali "sogni ad occhi aperti" che occasionalmente occorrono a tutte le persone per pianificare o pregustare una situazione futura. Non ha nemmeno a che fare con le fantasie erotiche, altrettanto normali e diffuse in tutta la popolazione.

Il maladaptive daydreaming colpisce una piccola percentuale della popolazione ed è solitamente accompagnato da altri disturbi della psiche quali ansia e depressione. E' una condizione molto seria, addirittura invalidante, perché "ruba" la vita di coloro che ne soffrono, che si definiscono maladaptive daydreamers o  fantasticatori compulsivi.

Articolo di Anastasia Franco