La socializzazione

E’ un circolo vizioso.

Stare in mezzo alle altre persone riduce la possibilità di innescare una fantasia e una vita sociale attiva e soddisfacente è uno dei migliori aiuti contro il disturbo da fantasia compulsiva. Però, molto spesso, è proprio la mancanza di relazioni sociali soddisfacenti che crea le basi per il maladaptive daydreaming.

Lungi da me, pertanto, affrontare la questione con un approccio semplicistico tipo:

“Esci, fatti degli amici, che vuoi che sia?”

 Per un sognatore compulsivo farsi degli amici può essere un dramma.

Lo è in genere per tutte le persone introverse.

 

Il quadro è questo: una persona introversa ci mette molto più tempo di una persona estroversa per aprirsi e legare con gli altri. Spesso l’introverso ha poche e selezionatissime amicizie, ma molto profonde. Non soffre la solitudine, anzi, ha assolutamente bisogno di momenti di solitudine e silenzio in cui stare in pace con se stesso.

 

In una situazione di disagio, che può essere causata da innumerevoli ragioni (bullismo a scuola, depressione, incomprensioni in famiglia, ecc.) la persona introversa può trovarsi completamente sola oppure ad avere solo relazioni sociali insoddisfacenti che non ispirano fiducia, ovvero una mancanza di amici veri.

 

Molti di questi individui ne fanno una scelta di vita. Il loro motto è “meglio soli che male accompagnati” ed, essendo molto più sensibili della media, sono stati fortemente scottati dalle relazioni umane in passato. Hanno poca o nessuna voglia di dare una seconda possibilità alla gente, che, sono sicuri, non potrà che deludere. Talvolta sviluppano un atteggiamento quasi arrogante nei confronti degli altri: si considerano (spesso bisogna dire a ragione) più intelligenti, acuti e sensibili della media, perciò ritengono le persone in genere superficiali, rozze e non abbastanza interessanti da meritare lo sforzo e l’impegno di legare con loro.

 

Tutto questo è un meccanismo di difesa. Una difesa che nasce da un atroce senso di sconfitta e dolore causato dagli altri.

 

E’ un terreno molto fertile sul quale il disturbo da fantasia compulsiva può attecchire.

 

Se vi siete riconosciuti nella descrizione di poco fa, il primo passo da fare è ammettere con se stessi che la solitudine è una buona cosa quando è una scelta e non un ripiego. L’essere umano ha bisogno di relazioni e contatto con i suoi simili per natura.

Chiarito questo passaggio, è bene ricordarsi che ammettere di avere bisogno di contatto umano non significa “avere amici a tutti i costi” o imporsi di mandare giù la compagnia di persone che vi sono insopportabili pur di non stare soli. Significa invece mettersi sulla strada per trovare le persone giuste.

 Nel libro “Donne che corrono coi lupi”, la psicologa junghiana Clarissa Pinkola Estés, affronta in modo approfondito questa questione partendo dalla fiaba del brutto anatroccolo. L’anatroccolo passa l’inferno durante la sua infanzia, in quanto le anatre non lo accettano, perché è diverso. Segue un periodo di esilio, solitudine e peregrinazione, fino a che, la primavera successiva, si accorge di essere in realtà un cigno e trova altri cigni come lui che lo accolgono nella loro comunità.

In altri termini, non dovete uscire dalla solitudine forzata adattandovi a fare (male) le anatre, bensì dovete mettervi alla ricerca dei cigni come voi, di quelli della vostra specie. 

Forse avete perso le speranze, ma sappiate che esistono molte persone la fuori come voi, che hanno altrettanto bisogno della vostra amicizia quanto voi della loro. Trovarle non significa rinunciare alla vostra indipendenza, bensì che poi potrete scegliere se e quando restare a godervi la solitudine e quando no.

Come fare

 

Come si scovano i cigni? Saranno anche una minoranza della popolazione, ma i cigni hanno i loro modi di organizzarsi e farsi scovare. Dovete per prima cosa iniziare a frequentare gli “stagni” giusti.

 

Fare parte di gruppi e associazioni

 

Partite dai vostri valori e dai vostri interessi. Aiutatevi con internet. Siete interessati al tema dell’ambientalismo? Controllate se c’è un’associazione ambientalista nella vostra zona. Siete appassionati al genere fantasy? Magari ci sono gruppi facebook dedicati e, attraverso quelli, potete controllare se ci sono persone nella vostra zona con cui mettervi in contatto.

Essere attivi socialmente, attraverso l’associazionismo, la politica o il volontariato, vi darà anche un senso di scopo e gratificazione e un senso di appartenenza.

 

Non sentirsi in imbarazzo

 

Uno dei freni più comuni al tentativo di socializzare è l’imbarazzo. In una cultura che ci propone valori di indipendenza, forza e sicurezza (specie per gli uomini), può essere difficile chiedere l’amicizia (al di fuori di facebook). Tenete conto di alcune cose. Non c’è nulla di cui vergognarsi nel cercare di allargare le proprie cerchie e farsi nuovi amici. Se non sapete che formula usare, provatene una di semplice tipo: “Andiamo a berci una birra domani dopo il lavoro?” Nessuno vi giudicherà un debole per questo. Se non avete il coraggio potete aggiungere una scusa, come “Volevo chiederti la tua opinione su che computer comprare”.

 

Per quanto riguarda le associazioni o i gruppi impegnati in qualche ambito, credeteci, saranno ben felici di avere nuovi partecipanti. Non c’è nulla di cui vergognarsi nell’andare da soli ad un incontro in cui gli altri già si conoscono. Verrete presentati o vi presenterete voi alla persona che vi sembra guidi il gruppo. Preparatevi prima delle domande o degli argomenti di conversazione e sarà tutto molto più semplice. Date la disponibilità a prendervi qualche incarico, come distribuire i volantini, e sarete subito “uno del gruppo”.

 

Non pretendere la perfezione

 

Anche se trovate delle persone con cui condividete degli interessi, non illudetevi che siano perfette. Non lo saranno e farete in fretta ad accorgervene. A quel punto, la vostra ferita interiore comincerà a dolere, e una vocina dentro di voi vi dirà: “Non cambia mai nulla, le persone sono tutte uguali. Non ne vale la pena. Non mi interessa più frequentare queste persone.” Provate a resistere ed avere una visione obiettiva. Se riuscirete a vincere l’intransigenza e a mettere davanti i punti in comune potrete far nascere delle amicizie (o, se è il caso, delle relazioni sentimentali), davvero profonde e appaganti.

Ovviamente non è automatico a questo punto aver sconfitto il disturbo da fantasia compulsiva. Ma tanto più renderete appagante e gratificante la vita reale, più si affievolirà l’urgenza di perdersi nella fantasia, o se lo farete, sarà per periodi limitati e controllati (è un disturbo con il quale si può arrivare a convivere se gli impediamo di risucchiare completamente la nostra vita).

 

Non bisogna abbassare la guardia. Il disturbo da fantasia compulsiva è una dipendenza, pertanto è molto facile avere delle ricadute, specie se avvengono delle delusioni nella vita reale. Monitorate i vostri pensieri e siate pronti ad accorgervi quando andate troppo alla deriva nei sogni. Datevi un tempo limitato per autocommiserarvi ed andare alla deriva, poi sforzatevi di riprendere contatto con la realtà. Resistete alla tentazione di annullare i vostri impegni, vestitevi e trascinatevi fuori anche controvoglia. Sarete sorpresi da come vi sentirete meglio una volta ripresa la vostra posizione nella comunità e nel vedere che c’è qualcuno che prova piacere nel trascorrere una serata con voi a discutere delle cose che vi interessano.